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Il Collezionista di ossa



Autore: BIANCHI dr Giovanni

ISSN: 2785-0692


Conte Massimiliano






Sommario:

  1. Introduzione;

  2. I fatti;

  3. Ipotesi sul collezionista;

  4. Riflessioni;

  5. Bibliografia.









  1. Introduzione

Molti sono i casi omicidi che avvengono in Italia, ed abbiamo visto che una parte restano irrisolti anche se con l'avanzare delle tecnologie scientifiche permettono, anche dopo diversi anni, la riapertura dei casi e nuove indagini forensi.

Tra i casi non ancora conclusi vi è il caso del ”collezionista di ossa”(nome ripreso, dalla cronaca giornalistica, dal noto romanzo giallo di Jefferg Deaver del 1977 da cui venne tratto l'omonimo film nel 1999 -n.d.r.).


  1. I fatti

Roma, quartiere della Magliana, già tristemente noto per i fatti di cronaca della banda della Magliana e di Renato De Petris, il giorno 27 luglio 2007, alle ore 15,30 i Vigili del Fuoco vengono allertati per domare l'incendio di un canneto nei pressi di una pista ciclabile in via Pescaglia.

Dopo aver spento l'incendio i Vigili del fuoco procedono ad un sopralluogo dell'area interessata dal fuoco, e trovano abbandonato un marsupio contenente un mazzo di chiavi e una carta d'identità.

Poco distante del marsupio, accanto al muro di un capannone in una porzione di terreno viene trovato uno scheletro umano, annerito e bruciacchiato dal fuoco. E' pressoché completo e anatomicamente composto.

Vengono fatti intervenire la polizia scientifica ed il medico legale, dopo i rilievi tecnici, lo scheletro in tutte le sue parti viene recuperato e repertato. Il prof. Cipolloni, medico legale ritiene si tratti dei resti di un solo individuo vista che non risultano ossa in eccesso.

 

Il documento d'identità recuperato dal marsupio appartiene a Libero Ricci, pensionato classe 1926, scomparso da casa il 31 ottobre 2003, che dopo essere uscito nel pomeriggio per una passeggiata nel quartiere, abitava con la moglie Emilia in via Luigi Rava, quartiere La Magliana, non è mai ritornato a casa. Il settantasettenne scomparso era un apprezzato decoratore che aveva svolto parecchi lavori per il Vaticano. Nonostante le ricerche da parte delle forze dell'ordine e dei famigliari non si hanno notizie di lui da quel 31 ottobre, ed il caso viene archiviato.

 

La Procura di Roma apre un'inchiesta sul ritrovamento dello scheletro con ipotesi di omicidio ed occultamento di cadavere. Il caso appare semplice, si tratta di Libero Ricci, il documento e le chiavi, che aprono la porta di via Rava al numero 7, sono una evidente associazione tra lo scomparso Ricci e lo scheletro che giace all'Ospedale Centrale di Roma, in attesa di riconoscimento e degli accertamenti da parte del patologo.

I famigliari, figli e moglie, di Libero Ricci convocati per il riconoscimento non sono convinti si tratti del loro congiunto, alcune anomalie ossee e i pochi brandelli di abiti ritrovati non coincidono con il loro parente e chiedono la perizia del DNA. Nonostante le perplessità il magistrato autorizza l'esame.

Nel contempo i Vigili del Fuoco, suffragati della Polizia Scientifica, confermano l'origine dolosa dell'incendio. Trascorreranno ben tre anni prima di avere i risultati del DNA, nel 2010 la perizia del patologo, dopo aver confrontato con i figli i marcatori, dichiara che non si tratta dello scheletro di Libero Ricci. Non solo il colpo di scena teatrale, che sconvolge anche il medico legale, è il riscontro che le ossa ritrovate sono di ben cinque persone diverse, tre di sesso femminile e due di sesso maschile.

I resti vengono catalogati come ignoti F1,F2,F3 e M1 e M2, ed i loro decessi sono configurabili nell'arco temporale dal 1989 al 2006.

 

I risultati su tali reperti sono interessanti.

Il teschio con i denti usurati, le vertebre e l'emistato con esiti di fratture costali ormai composte, apparterebbero ad una donna tra i 45 e 55 anni e l'epoca del decesso sarebbe databile tra il 2002 ed il 2006.

Le tibie sono di un'altra donna morta tra novembre 1992 e febbraio 1998 ad un'età compresa tra i 20 e 35 anni. La fibula destra è di una terza donna, tra i 35 e 45 anni la cui morte risalirebbe tra il 1995 ed il 2000. Il resto delle ossa, arti superiori, scapole sono di un uomo deceduto tre il 2002 ed il 2006 di circa 40-50 anni di età, mentre le altre ossa sono sempre di una maschio tra i 25 ed i 40 anni morto tra il 1986 ed il 1989.

Nonostante le ricerche tra le persone scomparse dal 1992 al 2006 a Roma non vengono trovati riscontri o corrispondenze. Nessuna parte appartiene a Libero Ricci.

Nel 2017 il DNA di F2 (la donna più giovane) viene comparato con il DNA di Alessia Rosati scomparsa a Roma nel luglio 1994, ma anche in questo caso l'esito è negativo.

L'inchiesta viene archiviata nel 2011 per mancanza di elementi, nonostante l'ultima scoperta: il DNA mitocondriale della vittima F1 (la donna più' anziana e che ha fornito il teschio, la colonna vertebrale) indica un collegamento genetico con la madre di Libero Ricci, Rebecca Moscato, morta nel 1987.


  1. Ipotesi sul Collezionista

Gli inquirenti tra le ipotesi sull'identità del soggetto sconosciuto autore della composizione scheletrica ritrovata pensano ad un necrofilo, un saccheggiatore di tombe o un addetto ai servizi funebri, una persona con contatti e libero accesso ai cadaveri. Il medico legale esclude tale possibilità non essendo rilevate tracce di zinco o materiali relativi a sepolture o componenti per la costruzione delle bare. Inoltre i lunghi periodi di datazione intercorsi tra i diversi resti fa pensare ad una collezione sistematica, durata anni e forse reperiti in diverse aree o regioni.

 

L'ipotesi dell'assassino seriale venne esclusa, quasi immediatamente, per via del lungo periodo tra la datazione di un omicidio e l'altro e, anche, perché dopo il 2007 non si hanno altri ritrovamenti.


  1. Riflessioni

Di questa ultima conclusione, personalmente, non la condivido né per la tempistica né per gli intervalli intercorsi tra gli omicidi. Non sarebbe anomalo un periodo di decantazione od impedimento anche lungo, per un omicida seriale.

Certamente il messaggio di voler far ritrovare, vedi l'incendio appiccato, e quindi comunicare gli omicidi è evidente, documentando anche un messaggio di aperta sfida.

Se l'abbandono delle ossa fosse una semplice necessità di liberarsi, pensando ad un necrofilo, perché comporle ed incendiare il canneto per attirare l'attenzione?

 

Resta il mistero di Libero Ricci del ritrovamento sulla scena del ritrovamento dello scheletro del borsello con documenti e chiavi, il canneto dista meno di un chilometro dall'abitazione dello scomparso.

Il ritrovamento di parti importanti e numerose del soggetto F1(il teschio, la colonna vertebrale, ecc.) derivanti da una parente di Libero Ricci hanno un senso comunicativo rilevante. Infatti il capo e la colonna vertebrale sono parti importanti e dominanti nella struttura ossea umana, quindi una segnalazione prioritaria nel contesto del messaggio voluto inviare agli investigatori, ma anche ai parenti dell'artigiano scomparso, di cui vi è alcuna traccia o elemento comprovante il decesso. Quale connessione tra il ritrovamento del borsello e dello scheletro?

 

La meticolosità nella composizione e la competenza anatomica dimostrata, in un'area di transito, siamo vicini ad una pista ciclabile e nei pressi di un capannone, indicano un soggetto sconosciuto che agisce con nervi saldi e spregiudicatezza, immaginare l'audacia ed il tempo necessario per trasportare e posizionare correttamente tutte le parti senza essere notato da nessun passante....è possibile pensare ad un'attività notturna, ma il rischio di utilizzare luci per illuminare l'area, mi pare un'ipotesi azzardata....

 

Il caso del “collezionista di ossa” lascia in sospeso molte domande e dubbi sia sulla natura degli omicidi, sulle finalità, moventi che l'assassino ha voluto portare alla notorietà. Molti anche gli interrogativi che si pongono sulle indagini. Approfondimenti sull'unica vittima certa (F1) la parente di Ricci, sul suo profilo psicologico, frequentazioni, tipologia di vita condotta, avrebbero potuto portare alla motivazione della sua morte e magari poter ricostruire la catena  dei collegamenti e degli eventi delle altre morti che hanno permesso di comporre lo scheletro, da queste connessioni, credo, anche la scomparsa di Libero Ricci avrebbe avuto una risposta


  1. Bibliografia

Articoli di giornale accessibili a tutti






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