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..E’ un piromane….non è un incendiario!!



Autore: BIANCHI dr Giovanni

ISSN: 2785-0692


Conte Massimiliano






Sommario:

  1. Introduzione;

  2. Non è il piromane a far nascere l’incendio, ma l’incendio a creare il piromane;

  3. Conclusioni;

  4. Bibliografia.








  1. Introduzione

La cronaca quando riporta le notizie di incendi addita l’esecutore come „il piromane“. Chi appicca gli  incendi è un incendiario, sarà cura dei professionisti verificare la presenza o meno di patalogie ed il disturbo di piromania.

La sostanziale differenza tra i due termini è quanto mai semplice, l’incendiario agisce sempre, lucidamente, per fini e motivazioni economiche, il piromane agisce mosso da un disturbo psicologico. Quest’ultimo è ossessionato , affascinato dal fuoco, gli dona potenza, appagamento psicologico e sessuale, vi sono casi di piromani che innanzi ad un incendio si masturbano.

L’incendiario, proprio perchè è pagato o per interessi personali, dopo aver appiccato il fuoco fugge per non essere individuato, il piromane, a volte, invece è talmente coinvolto ed estasiato dalla vista dell’incendio da restare sul luogo in stato catalettico. Anche il vedere o rivedere in tv le fasi dell’incendio o anche ascoltarne la narrazione gli procura un rinforzo (ciclo di dipendenza) alla sua euforia. Affetto da disturbo sociale, unito talvolta con altre patologie, il piromane non prova alcun rimorso per il danno arrecato, per lui non è un misfatto è un surrogato del suo desiderio di gratificazione, il sollievo da una vita insignificante fatta di depressione ed abusi.


  1. Non è il piromane a far nascere l’incendio, ma l’incendio a creare il piromane“.

L’F.B.I. quando nel 1972 creò la Behavioral Analysis Unit, l’unità di analisi comportamentale, stilò la lista delle caratteristiche salienti dei serial killer, con i possibili disturbi, comportamenti ed abitudini, capì che era adattabile anche ai piromani, sia per la serialità che per gli impulsi scatenanti la loro rabbia e desiderio di appagamento tramite l’uso della violenza.

Lo stato di tensione psicologica che genera  la determinazione a dover compiere l’atto incendiario è attraversato da una profonda crisi depressiva, calo dell’autostima per la non realizzazione nella vita unita a  senso di impotenza, fattori che vengono progressivamente sostituiti dalla rabbia ed allo stimolo di reazione imponendogli di dover passare all’ azione, una necessità fisiologica. Solo dopo aver appiccato il fuoco e vederlo aumentare nella sua potenza devastatrice, inizia lo stato euforico e l’eccitazione che lo ricompensa delle sofferenze ed aspettative patite.

Sofferenze e stati di ansia che dopo un periodo, variabile, di decantazione dall’ultimo incendio, si ripresenteranno costituendo il vortice di serialità.

Il piromane è spinto da psicopatologia, è disorganizzato e seriale, agisce da solo e come per i crimini seriale generalmente lascia una firma, un particolare come un accendino, una bottiglietta, od altro che però affermerà che è stato lui, quando ne parleranno di quello specifico particolare rivivrà l’azione, provando piacere nel ricordo dell’incendio e di cosa ha provocato in lui.

L’FBI ha riscontrato nella triade di Mc. Donald, zoosadismo, piromania ed enuresi notturna, le caratteristiche del serial arson. Troviamo nel DSM V i caratteri indicatori del disturbo: antisociale, schizofrenia, ritardo mentale, psicosi organica e disturbo dell’umore. Può rientrare nelle parafilie come disturbo eccitatorio-sessuale, ma il provocare danni e possibili vittime ignare lo lega al disturbo patologico.

Sempre nel profilo tracciato dal Federal Bureau of Investigation si danno indicazioni di un soggetto uomo maschio, la componente femminile è inesistente in questo reato, 30 – 40 anni, abitante in area agricole o boschive, solitario, basso intelletto, bassa scolarizzazione, con abusi di alcool o sostanze stupefacenti, con pregresse violenze ed abusi subiti in età infantile, ha già manifestato attrazione per il fuoco e le sevizie animali in giovane età. Molti casi, in Italia, vengono riconosciute le attenuanti o l’invalidità a procedere per gli articoli 88, 89 ed 85 del c.p. sulla capacità di intendere e volere del soggetto.

Dall’innesco all’incendio

Per un incendio, ma anche per un semplice falò, sono necessarie tre componenti, definite nel manuale dei Vigili del Fuoco  „Triangolo del Fuoco: Combustibile, Comburente, Innesco (sorgente di calore)“.

Il combustibile è il materiale, legno, cartone, vegetazione, ecc. Che alimenterà il fuoco, il comburente è l’ossigeno o la sostanza gassosa che permette la combustione, agisce da agente ossidante reagendo chimicamente con la sostanza che brucia, rilasciando calore, luce e fumi. L’aria atmosferica è una miscela di gas in cui l’ossigeno è presente in percentuale solo al 21%, mentre l’azoto al 78% (che è inerte alla grande  parte delle combustione -n.d.r.-), l’ossigeno riesce nella maggior parte dei sistemi a combustione (incendi, motori, stufe, ecc.) ad essere il comburente più utilizzato. Dopo l’innesco si sviluppano vapori caldi che alimentati dal combustibile cedono energia termica che ossidandosi agiscono da catalizzatori coinvolgendo altro combustibile, allargando il fronte del fuoco ed aumentandone la temperatura.  La temperatura massima si avrà in zona di innesco, dove perdurerà anche maggiormente il fuoco.

Gli incendi sono:

1.     Naturali: pochi casi (fulmini senza pioggia, autocombustione in presenza di particolari casi).

2.     Colposi: negligenza umana (mozziconi accesi, falò e grigliate non controllate).

3.     Dolosi: intenzionalità per arrecare danni per interessi economici, vendetta, bracconaggio o piromania.

Fattori predisponenti gli incendi sono le caratteristiche della vegetazione con contenuto di acqua, stato di pulizia del sottobosco, manutenzione del bosco o dell’area vegetativa. Caratteristiche climatiche favorevoli sono l’umidità, il vento (aumento dell’ossigenazione e toglie umidità) che dirige il calore verso nuovo combustibile e trasporta i tizzoni infuocati creando nuovi focolai. La temperatura del combustibile e dell’aria determinano i tempi di infiammabilità dei materiali, la pendenza di un terreno aumenta la velocità di propagazione che diviene ancora più veloce se il terreno in pendenza è esposto a sud-ovest in quanto meno umido essendo a favore del sole.

Negli incendi boschivi si identificano diverse tipologie di fuoco:

·       Sotterraneo: brucia lentamente attecchendo su muschi e torba, lo spegnimento è talvolta difficoltoso.

·       Superficiale: quando brucia erba, rametti secchi, foglie cadute, è un incendio rapido, frequente ma domabile facilmente.

·       Chioma: la propagazione avviene in alto tra chioma e chioma degli alberi, alimentato dal vento, difficilmente gestibile.

·       Barriera: quando oltre alle chiome abbiamo un fuoco di superfice, distruttivo, pericoloso e complesso da arginare.

Finora si è parlato di ambiente esterno, ma le modalità di innesco e sviluppo di un incendio sono uguali anche per gli immobili. Sono sempre necessarie le tre caratteristiche del triangolo del fuoco: combustibile (stoffe, tappeti, suppellettili, elettrodomestici),  comburente (ossigeno, gas, infiammabili che agiscono da acceleranti), ed innesco (fonte di calore).

Con l’esperienza negli anni si sono sviluppate anche le modalità e le tecniche di indagine, sia criminologiche che criminalistiche, anche per gli incendi. Mentre il criminologo traccia il profilo, studia l’operato e le motivazioni che hanno portato il soggetto ignoto ad appiccare l’incendio, i criminalisti intervenendo sulla scena dovranno trarre le prove, le tracce e le cause del rogo, comprendendone lo sviluppo, l’innesco, determinando se classificabile come doloso, colposo o naturale.

Se si indaga in ambiente chiuso, come un’abitazione, si cercheranno le primarie tracce di inizio ed innesco, il fuoco tende a bruciare con maggiore intensità e durata nel punto iniziale. Si cercheranno le bruciature lasciate lungo le pareti, che essendo verticali saranno contrassegnate da una caratteristica V rovesciata, dovuta proprio all’annerimento delle superfici dal calore e dal fumo, essendo le fiamme tendenziali a svilupparsi verso l’altro ed all’esterno allargandosi dalla loro base. Il grado di devastazione, bruciatura e fusione delle parti metalliche ci indicherà lo sviluppo ed il verso di avanzamento del fuoco, in considerazione die materiali combustibili ed all’aereazione dell’ambiente. Grazie ai materiali fusi o bruciati si potrà comprendere la percentuale di calore e la temperatura presente nel determinato punto osservato, avendo i metalli punti di fusione diversi tra loro e da materiali come vetri, legno, plastiche, ecc.

La fotografia ed i filmati sono essenziali anche per questa scena del crimine, le riprese per convenzione saranno da esterno ad interno, da destra a sinistra e dal basso verso l’alto, documentare la situazione e le condizioni ambientali, disegnare una pianta dei locali, annotare le testimonianze degli eventuali presenti e dei soccorritori intervenuti.

Il repertamento e catalogazione di prove, cavi elettrici, liquidi infiammabili, apparati elettrici ed elettronici, che verranno analizzate in laboratorio fornendo possibili indizi ed ipotesi investigative oltre ad essere materiale processuale nella ricostruzione a freddo dell’evento. Ogni ipotesi dovrà essere falsificabile mediante le simulazioni in laboratorio o mediante i software di creazione virtuale in 3D, ricreando lo sviluppo dell’incendio nei locali. Le prove che non saranno rispondenti alle simulazioni empiriche dovranno essere scartate. L’apposito software (Fire Engineering) permetterà non solo di simulare l’incendio e riscontrare le anomalie od errori nelle ipotesi proposte ma anche di ricostruirlo come prova legale.

Per quanto riguarda gli incendi di ambienti esterni come aree boschive o vegetative, l’intervento e la tempestività investigativa è importante per la volatilità delle prove, delle tracce del fuoco e la velocità di variazione del suolo ad opera di condizioni meteorologiche, animali ed umane. L’osservazione attenta del terreno permetterà di svolgere le investigazioni necessarie per comprendere l’evento incendiario, il suo sviluppo, danni e cause. Anche in questo caso gli indizi ci provengono dal fuoco stesso.

La metodologia maggiormente applicata, in quanto collaudata  e con risposte esaurienti, è quella delle Evidenze Fisiche, una tecnica che consente l’individuazione del punto di innesco, le fasi di propagazione del fuoco, le cause. Tale procedura, inizialmente adottata in Europa per primi dalle Brigate di Investigazione Forestale spagnole e portoghesi è stato successivamente adottato da molti stati, tra cui l’Italia. Nel nostro paese, sperimentato negli anni 2000, negli incendi avvenuti nelle Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, ha dato ottimi risultati ed ora è adottato nazionalmente dai Vigili del Fuoco e dall’ A.I.B. (unità incendi boschivi). Il metodo messo a punto negli Stati Uniti ed adottato in Spagna e Portogallo nel 1994, unito alle testimonianze, ha permesso l’incremento di esito positivo del 39% sugli accertamenti delle motivazioni volontarie degli incendi dolosi.

Il protocollo Evidenze Fisiche si sviluppa in tre macro aree di lavoro:

·       Ricostruzione delle origini dell’incendio

·       Classificazione ed accertamenti delle cause

·       Identificazione dell’autore, relazioni testimoniali e accertamento delle prove a carico.

Determinata l’ora ed il luogo dell’avvistamento, i dati dell persona che ha dato l’allarme, la squadra richiede i dati storici dell’area su eventuali precedenti eventi, i dati meteorologici come la presenza, la velocità e direzione del vento, perturbazioni in corso o in arrivo,  ecc. e le caratteristiche morfologiche della zona.

Se l’incendio è di modesta entità, giunti sul luogo,  sarà facile visivamente individuare il punto di inizio, utilizzando anche in questo caso la ricerca della forma a  V rovesciata, in caso di area estesa oltre ad una visione dall’alto occorrerà una battuta a pettine, come durante la ricerca dei dispersi, stabilendo la geometria dell’incendio. La zona complessiva verrà parzializzata in sotto aree minori fino ad ottenere una porzione di terreno in cui sono riscontrabili le evidenze dell’innesco. Attraverso il M.E.F. (Metodo Evidenze Fisiche) si analizzano i segni lasciati sulla vegetazione, combusta e non, dal progressivo avanzamento delle fiamme, tenendo conto degli ostacoli come rocce, avvallamenti o piccoli corsi d’acqua che avranno deviato la progressione del fuoco, fino a giungere alla zona di innesco dell’incendio.

Grado del danno: il volume di materiale combusto o danneggiato già è un’indicazione dell’avanzata ed entità del fuoco, con le eventuali variazioni di direzione.

Propagazione: il modello geometrico (forma) confermerà ulteriormente l’interno di possibili fattori esterni come ostacoli, vento, precipitazioni piovose, fattori acceleranti, ecc.

Distacco della corteccia: il calore genera il distacco della corteccia degli alberi in zona opposta alla direzione del fuoco, per effetto della rapida perdita di umidità. Il ramo sarà più liscio al tatto nel senso di provenienza del calore.

Carbonizzazione: se profonda nel legno sarà segno di combustione superficiale, soprattutto se in presenza di pendenza del terreno. La desquamazione e la carbonizzazione profonda lasciano una serie di placchette „pelle di coccodrillo“ nere e lucenti. Osservando il lato del tronco maggiormente scottato avremo la corrispondenza alla direzione di provenienza delle fiamme.

Pietrificazione dei rami: con il passaggio del fuoco gli arbusti ed i rami sottili saranno a bandiera indice di intensa residenza del fuoco e saranno piegati in senso della propagazione delle fiamme, vicina all’area di maggior calore e permanenza del fuoco. Zona che sappiamo essere vicina all’innesco.

Colore della cenere: è indicativo, più è chiara ci indica una combustione completa del materiale, quindi persistenza ed intensità delle fiamme, mentre macchie di fuliggine sono indice di parziale ed incompleta combustione, ed essendo altamente volatile può facilmente essere trasportata dal vento e ritrovarla anche in zone non arse.

Steli erbosi e graminacee: per effetto del calore perdono consistenza e si piegano in direzione del passaggio del fuoco. Fattore di osservazione importante di queste ultime, perchè se vicine alla zona iniziale i loro culmi saranno rivolte verso l’innesco, non avendo ancora l’incendio preso una direzione specifica, quando avverrà gli steli saranno tagliati alla base lasciando una forma ellittica dove la parte più bassa indica la direzione di arrivo del fuoco e la parte più alta la direzione di propagazione, con una zona setosa e morbida al tatto nella direzione delle fiamme e più ruvida in direzione della provenienza.

Come già detto tutti i segni e le tracce devono essere fotografate e documentate (pietre, bottiglie, oggetti, ecc.) come in tutte le scene del crimine queste vengono contrassegnate da segnalini gialli numerati, negli incendi essendo l’area della scena più ampia, vengono utilizzate, infisse nel terreno, delle bandierine triangolari di colore rosso ponendo la punta della bandiera nella direzione di propagazione del fuoco.

Allo scopo di accertare e documentare la zona di innesco, la ridotta area individuata sarà suddivisa in segmenti numerati della larghezza di 50 cm. , mediante la stesura di funicelle parallele, permettendo di creare settori di indagine sulla presenza di acceleranti o oggetti di innesco, che saranno catalogati e fotografati indicando il settore di ritrovamento per avere un esatto punto di riferimento per la ricostruzione e le prassi giudiziali, vista la fragilità delle tracce presenti e la loro irrepetibilità. Tutte le ipotesi devono essere falsificabili.


  1. Conclusione

Purtroppo gli incendi sono numerosi, soprattutto nella stagione calda dove le condizioni climatiche aiutano la propagazione del fuoco. Gli interessi economici per certe aree territoriali sono notevoli e pertanto persone senza scrupoli, incuranti dell’ambiente e della sua fauna non si pongono limiti ad appiccare il fuoco.  La prevenzione in questo settore è minima, essendo il territorio vasto da monitorare e lo spopolamento di aree montane ed agresti favorisce l’incuria e la non vigilanza attiva sul territorio. Le risorse operative umane e di mezzi sono inadeguate ed insufficienti, unita all’incoscienza e la mancata attenzione nei frequentatori di boschi ed aree pic-nic rendono il problema altamente delicato.


  1. Bibliografia

- Leone V. e Roveglio R. „Analisi delle cause degli incendi“cap. Definizione,metodologie e prospettive -2001

- Porrero Rodriguez M. 2000 Tecnicas de investigacion de causes – La defensa contra incendios forestal

- Porrero Rodriguez M. 2000 Incendios Forestal I – Investigacion

- A.A.V.V. - Attività investigativa negli incendi -   Ist.Ingenio

- Manuale Vigili del Fuoco – Ministero Interni – N.I.A. (Nucleo Investigazioni Antincendio)






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